
Quando ti ritrovi seduta sul pavimento della cucina accanto a un portacenere con troppe cicche dentro per una sola telefonata, ti guardi riflessa nel vetro del forno e ti vedi.
Ti vedi le braccia con i tatuaggi, e ripensi che questa voglia di braccia tatuate ci hai messo quarant’anni a fartela venire, e che ognuno significa qualcosa, ed è bello che sia quasi estate e che tu possa guardarteli nel riflesso del vetro del forno.
Ti vedi in una cucina che ha tanta vita, tua ma non solo, perchè hai preferito andartela a prendere a casa di qualcun altro piuttosto che prenderla in un enorme IKEA piena di pezzi nuovi e lucidi, meglio un opaco vissuto che un truciolato uscito da una fabbrica chissà dove.
Ti vedi una maglietta con un personaggio della Disney, dei pantaloni comodi con un buco, un paio di Vans slacciate che sono quasi delle pantofole, che metti quando sei a casa, perchè sei a casa.
Ma casa non è solo un luogo, casa è confidenza, casa è sicurezza, casa è conforto, casa è confronto, casa è musica, birra, le vecchie puntate di Scrubs, hummus e hamburger vegani, pizza, risate nuove a battute che sapete a memoria. Casa sono le parole, “uno dei più grandi miracoli al mondo”.
Casa è la polvere sui libri, quelli delle mille riletture e quelli che aspettano il loro momento. Casa è dove ti togli le scarpe e l’elmetto, dove l’armatura finalmente si schianta per terra con metallico clamore e tu resti nella gloria del tuo essere te stessa, scorrettamente, goffamente, meravigliosamente solo te stessa.
Casa è dove finisce quel sorrisino e si chiudono gli occhi, casa è “vediamo che ci sta in frigo”, casa è vediamo che c’è nella testa e anche se non c’è niente va bene lo stesso.
Casa è tutte le parole che hai detto, che fai attenzione che ti assomiglino il più possibile, non potranno proprio essere la verità ma insomma, bisogna che ci stiano abbastanza vicine, casa è ciò che sei, sei stata e sarai, casa è quella vecchia maglietta di quella volta che, casa è quel foglio che non puoi proprio finire di scrivere, perchè la parola fine non puoi proprio metterla, casa sono le macchie sul divano e il cassetto che non chiude, casa è quella luce dalla finestra di una mattina in cui sei nella tua piccola vita perfetta, casa è quel disegno proprio lì, quello e nessun altro.
Casa è il luogo fisico e mentale in cui accogli, oppure no. In cui dici “questa sono io, vedi un po’ te”. Casa è la tua ora di libertà, dove “di respirare la stessa aria di un secondino non mi va”.
Perchè ti può capitare di incontrare qualcuno con cui ti sembra di dividere anche il cervello e il cuore, e non solo una birra dalla bottiglia.
Perchè anche il cuore è un muscolo, che se non lo alleni non sa più cosa fare, sbatte da una parte all’altra e si ammacca, si accartoccia, gira invece che battere e finisce che il muscolo si sfilaccia e non lo trovi più. C’era, te lo ricordi, era proprio lì, tra un caffè al cioccolato e un copridivano pieno di pelo di cane che (orrore!) non se ne vuole più andare. Ce l’aveva anche il muscolo del cuore, proprio lui, ce l’aveva un suo posto preciso, proprio quello e nessun altro, però si è perso, a un certo punto ha deciso che se lo voleva cercare da solo un posto, quello che voleva, proprio il suo. È partito, quel muscolo lì, e poi non ha più trovato la strada per tornare. Il suo posto voleva deciderlo da solo, ma non ha più trovato la strada.
E allora ti tieni il cuore che ti resta, te lo tieni ammaccato, tanto sei a casa, ci sarà una birra, una pizza, una vecchia puntata di Scrubs, ti alleni di più, e non te lo fai atrofizzare.